Note sulla Lettera Apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza” di Papa Leone XIV in occasione del LX anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis, 28.10.2025
In un’epoca che turbina con la velocità delle sue stesse invenzioni, dove i “mutamenti rapidi e le incertezze disorientano” l’occhio del viandante, l’anima del mondo rischia di smarrirsi nel labirinto digitale. Questa esortazione del Pontefice non si offre come un mero elenco di dottrine, ma come una melodia antica, un balsamo per l’irrequietezza moderna. È un mestiere di promesse, l’espressione più alta di quella carità che è atto di fede nell’umano.
Al centro di ogni autentico sentiero educativo non vi è un programma, né un orario, ma un’anima in divenire: il discepolo. L’essere umano, immagine di Dio, non è un frammento da istruire in vista di un’efficienza mercificata, né un “profilo di competenze” da plasmare per il mercato. L’educazione deve risuonare in lui come una Formazione Integrale, un abbraccio vasto che rifiuta l’opposizione sterile tra la scienza e il cuore, tra la mano che lavora e il pensiero che contempla.
La vera misura non è il profitto, ma la dignità, la giustizia e il servizio al bene comune. Se l’uomo non è che un algoritmo perfezionabile, allora si perde la sua essenza più profonda: egli è un mistero che esige rispetto e custodia.
L’insegnamento è la tessitura quotidiana di un “noi” sacro. La figura dell’educatore non può ridursi a quella di un tecnico del sapere, ma deve ascendere al ruolo di testimone e di saggio. La sua lezione più profonda non è inscritta nei libri di testo, ma nella sua stessa vita dispiegata, un esempio che risuona ben oltre i confini del contratto di lavoro.
In questo sacro tessere, la famiglia rimane il primo focolare, la sorgente d’acqua viva dell’educazione. La scuola non deve sostituirla, ma allearsi con essa in una corresponsabilità d’amore, riconoscendo che i primi passi sul sentiero sono guidati dall’intimità del sangue.
L’educazione cattolica è la fusione alchemica di Fede e Ragione. Non è un’oasi di risposte pronte, ma un’aula dove l’oscurità non è bandita, ma amorevolmente accompagnata. Qui, il dubbio non è un nemico da tacitare, ma la scintilla di una ricerca comune, poiché la Verità non è un possesso statico, ma un orizzonte dinamico verso cui muovere i passi. In questo viaggio, la guida è una: Cor ad cor loquitur — il cuore deve parlare al cuore.
Di fronte alle nuove sfide, si leva un appello triplice, come un’indicazione su una mappa antica: Abbracciare il Creato con Sobrietà: L’educazione deve unire mente, cuore e mani, forgiando un cittadino non solo informato, ma capace di giustizia sociale e ambientale, riscoprendo la quiete e la sobrietà come atti rivoluzionari.
Abitare il Digitale con Anima: L’ambiente digitale è la nuova foresta, da percorrere con discernimento. L’esortazione ricorda che, in ogni caso, nessun algoritmo potrà mai sostituire ciò che rende l’educazione profondamente umana: la poesia, l’ironia, l’amore, l’arte, l’immaginazione, la gioia della scoperta e, perfino, l’educazione all’errore come sublime occasione di crescita.
Cercare la Pace del Cuore: L’educazione deve essere “disarmata e disarmante”, seminando la misericordia e la riconciliazione nei solchi della storia.
Tutto questo si coagula nel Patto Educativo Globale, la nostra Stella Polare, un invito a tessere una rete di fraternità che non dimentichi mai l’essenziale: offrire spazi per la Vita interiore, per il silenzio e il discernimento. E soprattutto, mai, in nessun caso, perdere i più poveri, poiché la loro perdita segnerebbe la sconfitta della scuola stessa.
La “Costellazione Educativa” è l’immagine finale: un disegno di speranza che esige un coraggio radicale e una innovazione che non mira al successo mondano, ma a orientare il viandante verso la Verità, la Fraternità e la Speranza.
Il Cuore dell’Esigenza, dunque, è triplice e monastico: disarmare le parole con mitezza, alzare lo sguardo per interrogarsi sul perché del viaggio, e, soprattutto, custodire il cuore, perché la Relazione precede e definisce sempre l’Opinione.
Editoriale CSP


