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La Via Del Mare (Natale 2025)

Natale 2025  Omelia

ci ritroviamo stasera immersi in quella che potremmo definire una “collisione” tra l’eterno e il contingente. Siamo cittadini di un’Europa che si interroga sul proprio destino, abitata da un ordine mondiale che appare sempre più dettato da algoritmi e calcoli economici. Sentiamo, quasi come un rumore di fondo costante, i venti di guerra e le incertezze di un’intelligenza artificiale che sembra poter riscrivere cosa significhi essere umani.

Eppure, proprio in questo scenario, risuona l’antica profezia di Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”. Ma come possiamo noi, uomini e donne del 2025, leggere questa luce?.Isaia ci parla della “via del mare”, terre di confine, marginali e oscure. Se oggi guardiamo alle nostre città europee, le “tenebre” non sono solo l’assenza di illuminazione, ma l’isolamento profondo generato da una tecnologia che spesso ci connette freneticamente senza riuscire a unirci davvero. Viviamo in un’economia che scarta chi non è considerato “produttivo”.

Ma ecco il paradosso: la “grande luce” non si accende nei centri del potere mondiale, né brilla nei server che decidono i destini dei mercati. Dio sceglie di parlarci attraverso la semplicità disarmante di un neonato in una mangiatoia. Ci sta dicendo che la verità non abita nella complessità di un calcolo, ma nella realtà di una vita che nasce. Chiediamoci stasera: stiamo cercando la nostra speranza nelle promesse di un progresso che esclude, o sappiamo ancora scorgere quei piccoli segni di umanità che resistono ai margini della nostra quotidianità?

In un’epoca che idolatra gli “uomini forti” e le prestazioni sovrumane, il Vangelo ci offre un segno che ribalta ogni logica: un bambino avvolto in fasce. Mentre il mondo programma nuovi ordini basati sulla forza e sul controllo, Dio risponde con l’estrema fragilità.

Il Bambino di Betlemme non è venuto per imporre un nuovo sistema politico, ma per insegnarci una nuova grammatica del vivere: la cura. Notate a chi viene dato l’annuncio: non ai potenti di allora, ma ai pastori, gli esclusi e i marginalizzati di quel tempo. Il “Principe della pace” si presenta senza difese, ricordandoci che l’unico ordine mondiale capace di durare è quello fondato sulla fraternità, non sul dominio. Siamo ancora capaci, in questo futuro che a tratti ci incute timore, di scommettere sulla tenerezza invece che sul muro del cinismo?

La Lettera agli Ebrei ci ricorda che Dio ci ha parlato in molti modi, ma ultimamente lo ha fatto “per mezzo del Figlio”. In un mondo saturo di parole generate da macchine, la Parola di Dio si è fatta carne, ovvero presenza reale.

Capire il modo di parlare di Dio oggi significa imparare a leggere il silenzio di Betlemme. I pastori hanno capito subito perché erano abituati all’attesa e all’ascolto profondo del creato. Per noi, europei del XXI secolo, comprendere Dio nel 2025 significa recuperare la capacità di guardare l’altro negli occhi, oltre lo schermo, riconoscendo che ogni povero, ogni scartato, è “carne di Cristo”.

“Oggi è nato per noi il Salvatore”. Questo non è il ricordo di un evento archeologico, ma una novità che accade ora, nel cuore di questo mondo diviso. La luce non è stata spenta dalle tenebre; essa abita le nostre oscurità per trasformarle dall’interno.

Uscendo da qui, portiamo con noi questa sfida: purificare il nostro ascolto per distinguere la voce della Speranza dai gridi di paura che dominano il nostro tempo. Il Bambino è nato: la pace è possibile se impariamo, di nuovo, a essere umani.

Buon Natale!

Daniel Osvaldo Balditarra

Omelia pronunciata in convento Suore Orsoline Unione romana. Basilica di San Lorenzo Maggiore

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