Sabato 27 settembre alle ore 10:00, i membri associati della Compagnia di San Paolo si sono riuniti a Villa Clerici. Pubblichiamo la breve riflessione di don Daniel Balditarra.
Carissimi membri associati paolini all’inizio di questo cammino,
Il brano del profeta Isaia (56, 3-5) ci offre una promessa straordinaria e un programma di vita: “Non dica lo straniero che ha aderito al Signore: ‘Certo, mi escluderà il Signore dal suo popolo!’. Non dica l’eunuco: ‘Ecco, io sono un albero secco!’… io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un monumento e un nome più prezioso che figli e figlie; darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato.”
Da questa Parola potente, propongo tre brevi considerazioni per accompagnarvi.
1. Inclusione e Accoglienza: Il Viaggio di Ritorno
Il laico della Compagnia di San Paolo è chiamato a essere inclusivo e accogliente con lo straniero, colui che si sente escluso. Il vostro compito è indicare un senso, un orizzonte, dare al cammino un indirizzo che parta dalle radici più profonde della persona.
Voi che amate il viaggio, siete invitati a contemplare il viaggio del figlio prodigo (Lc 15, 11-32). Un viaggio che inizia con l’abbandono della casa paterna per un paese lontano, dove sperpera l’eredità in una vita dissoluta. Poi, nella miseria, comincia un viaggio interiore verso la solitudine, l’assenza di amici sinceri e la mancanza di amore autentico, fino a incontrare il deserto del nulla.
In quel deserto, però, si risveglia il ricordo della casa del Padre, dove aveva un nome, dove era stato amato e considerato, dove le radici odoravano di terra fertile. Entrò in sé stesso e, pensando alla dignità del Padre, intraprese il cammino del ritorno.
2. Il Futuro non è Minaccia: Non Dica “Sono un Albero Secco”
“Non dica l’eunuco: ‘Ecco, io sono un albero secco!'” Oggi viviamo in un tempo in cui il futuro non è visto come promessa, ma come minaccia. Molti intellettuali dicono di non vedere luci di speranza all’orizzonte. Ancora più grave è che molti vedono il futuro come un regresso al passato, desiderando che sia un tempo di cui abbiamo nostalgia.
Nella Chiesa, c’è chi immagina e aspira a liturgie tridentine o a paramenti sontuosi che trasformano il sacerdote in un principe più che in un pastore. Ma la realtà è che il futuro non è futuro senza novità. Cristo stesso è la Luce e la Risurrezione.
Il mondo di domani non sarà lo stesso: con la tecnologia, l’intelligenza artificiale, avremo nuove forme di viaggiare, di pensare, di lavorare, e di evangelizzare. Chiudersi al futuro sarebbe un atto contro natura, un chiudere la Chiesa e la mente che la porterebbe alla morte. Il laico paolino deve avere uno sguardo proteso in avanti, fiducioso nella novità che lo Spirito Santo continua a generare.
3. La Promessa di un Nome Eterno: Oltre l’Oblio
Il laico paolino deve ricordare che Dio, con la Risurrezione del Figlio, ci ha promesso un nome eterno e un monumento per sempre.
Ricordiamo Segismundo, il personaggio di Calderón de la Barca, che lanciò il grido: “Chi ci riscatterà dall’oblio? Chi ci libererà dal trattino che segna la data di nascita e la data di morte?”
Assistiamo a poteri che, come quelli di Putin e Xi Jinping in quella terribile parata militare, osano parlare di immortalità e di sostituire Dio con la scienza, promettendo 150 anni di vita grazie alla sostituzione degli organi, mentre sfilano missili e armi nucleari.
Noi dobbiamo ricordare al mondo che solo il Padre è eterno, solo Lui ricorderà il nostro nome e ci risolleverà dalla polvere. Il laico paolino deve far risuonare la parola di Marta di Betania (Gv 11, 25): “Tu sei la risurrezione e la vita.”
Questa è la vostra meta e la vostra unica, vera speranza.
