La domanda non è più eludibile: la parrocchia ha un futuro? Se guardiamo alla struttura ereditata dal Concilio di Trento e consolidata nel Novecento — quella dell’ufficio burocratico aperto per certificati e messe, radicato in un territorio immobile — la risposta è no. Quella parrocchia è destinata all’estinzione. Tuttavia, se guardiamo alla parrocchia come comunità di persone che condividono la fede, il futuro non solo esiste, ma promette una “trasfigurazione” radicale. Siamo di fronte alla fine della cristianità sociologica e all’inizio di una nuova era di cristianesimo per scelta.
Per capire dove stiamo andando, dobbiamo analizzare perché il vecchio modello non regge più. Tre fattori stanno sgretolando le mura delle nostre canoniche: Il Crollo delle Vocazioni: La matematica è impietosa. Non avremo più un prete residente per ogni campanile. Questo obbliga a ripensare la gestione del potere e del sacro.
Oggi le persone non vivono più nel perimetro del quartiere. Si lavora altrove, si hanno amici altrove. La parrocchia non è più “quella sotto casa”, ma diventa una parrocchia di elezione: vado dove mi sento accolto e nutrito, anche se dista 10 km.
La Secolarizzazione: La fede non è più un fatto sociale ereditario. Chi frequenta la chiesa nel 2050 lo farà per una scelta controcorrente, forte e consapevole, non per abitudine. Le Alternative: Cosa sta nascendo oggi? Non dobbiamo aspettare il futuro per vedere i cambiamenti. Tre modelli alternativi stanno già prendendo piede per sostituire la vecchia struttura monolitica: È la fine dell’autarchia. Cinque o sei parrocchie si mettono insieme condividendo le risorse. Una chiesa diventa il centro per la liturgia solenne, un’altra si specializza nella carità, un’altra nella gioventù. Non più duplicati stanchi, ma specializzazioni vive.
La Leadership Laicale: In assenza del presbitero residente, la comunità è affidata a un team di laici responsabili (o religiose). Essi gestiscono l’amministrazione, la catechesi, i funerali e la preghiera quotidiana. Il prete diventa un “visitatore” che garantisce l’Eucarestia e l’unità, ma la
Le “Ecclesiolae” Domestiche: Il ritorno al modello dei primi cristiani. Piccoli gruppi di ascolto della Parola che si riuniscono nelle case private durante la settimana, convergendo in chiesa solo la domenica. Meno muri da scaldare, più relazioni da vivere.
Visione 2050: Come sarà la parrocchia tra 30 anni? Se proiettiamo queste tendenze al 2050, possiamo immaginare uno scenario affascinante.
Dimentichiamo le cattedrali nel deserto. La parrocchia del 2050 avrà spazi più ridotti, sostenibili e polifunzionali. Sarà un “co-working spirituale”: aule studio per studenti, mensa sociale sempre attiva, cappelle per la meditazione accessibili 24/7 con codici digitali. Non un luogo che apre solo per la messa, ma una casa abitata. La figura del “Don” tuttofare sarà un ricordo. La parrocchia sarà guidata da un Consiglio reale e decisionale. Potremmo vedere famiglie residenti in canonica con il ruolo di custodi della comunità. Il prete sarà una sorta di “vescovo in miniatura”, supervisore di un’area vasta, curatore delle anime e formatore dei leader laici. Le messe saranno meno numerose, ma curate in ogni dettaglio. La domenica diventerà un evento comunitario di mezza giornata (liturgia, pranzo, condivisione). Ma la vera differenza sarà all’esterno: la parrocchia del 2050 sarà un “Ospedale da Campo”. In un mondo iper-tecnologico e solitario, la chiesa sarà l’unico luogo gratuito dove trovare ascolto umano, senso e calore. La parrocchia del futuro sarà una minoranza creativa. Perderà potere sociale e rilevanza politica, ma guadagnerà in autenticità evangelica. Se la parrocchia smette di essere un ufficio e torna ad essere una rete di relazioni, sopravviverà a qualsiasi crisi, perché risponderà all’eterno bisogno umano di non essere soli.
Editoriale CSP
