Con Mario se ne va un pezzo della nostra storia nella Compagnia. Ho cercato una fotografia che gli avevo scattato in un luogo che non rammento; non saprei dire se fosse giorno o sera, inverno o estate. Era un ambiente barocco: una lampada, una tavola, e lui, con quel sorriso e quella posa godereccia, col volto intento a cogliere un frammento di felicità.
Mario era un artista, capace come ogni vero artista di scalare le vette più alte e di scendere negli abissi più profondi. Sapeva cogliere la gioia, l’ironia e la tragedia dell’esistere. Quella fotografia, in bianco e nero, lo fissava in un istante fugace di amicizia.
Gli amici, quando partono, portano via con sé un poco di noi, proprio come a teatro, quando il personaggio ruba un po’ d’esistenza all’attore. Ho visto nella Basilica di Chiaravalle, dietro al coro, a sinistra dell’altare, la scultura dell’Angelo della Risurrezione di Giacomo Manzù – un’opera vicina a Villa Clerici e al monastero. Quel viso angelico, sobrio, accanto a una porta che si affaccia sul verde di un giardino…
Ho chiesto a Dio che Mario possa attraversare quella soglia con l’angelo risorto. Mario, come uomo e come artista, meritava l’infinito: era capace di stupirsi, di sorprendersi di fronte alla novità che incontrava nella parte migliore della vita.
Daniel Balditarra (Giovedi 30 aprile 2026)
